(in: STORIA)




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Castelromano...

La frazione più grande e popolosa di Isernia (500 abitanti ca.) è Castelromano, che sorge in un pianoro ai piedi del monte La Romana (862 m) ad un altitudine di 680 m s.l.m., distante circa 5 km ad ovest della città. Pur ricadendo nella municipalità di Isernia, Castelromano si differenzia sensibilmente dal capoluogo per storia, tradizione e costumi. L'origine del luogo è molto antica. Tuttora si conservano resti di tre imponenti cinte murarie in opera poligonale poste a difesa di un insediamento fortificato (oppida) risalente ai secoli III secolo a.C. e IV a.C. , abitato dai Sanniti della tribù Pentra e identificato, da più fonti, con il nome di Cominium, roccaforte espugnata dall'esercito romano nell'ultima delle Guerre sannitiche come riportato nell'opera dello storico latino Tito Livio Ab Urbe Condita. Nella località Croce, è stata identificata una necropoli, con decine di tombe, indagate solo in parte. L'attuale abitato, posto a circa 500 m. a sud delle rovine sannitiche, ha origine da un insediamento rustico bassomedievale chiamato Armagnum inizialmente popolato da pochi coloni. Nel corso del tempo il nome mutò in "Castro Armannum", poi "Castro Armani", ed in seguito "La Romana" dovuto al fatto che i primi abitanti furono indotti in errore dalle rovine dell'antico insediamento credute di fattezza romane e non sannitiche. Solo nel secolo scorso l'abitato ha assunto l'attuale denominazione. La notizia più remota storicamente documentata, risale a le tempo della dominazione normanna. Armagnum viene citato per la prima volta nel Catalogo Baronum (1150), con il quale si assegnava il feudo a Roberto de Rocca, feudatario del conte normanno Ugo II di Molhouse (o de Molinis o Molisio), Signore di Molise. Una seconda conferma dell’esistenza del luogo, in epoca normanna, è data da un rendiconto redatto da tale Vescovo Lucio sullo stato e i possedimenti della diocesi (1192) nel quale si legge che presso il popolo di Armana si venera la Santa Croce. Ulteriore citazione si ha in una autorevolissima fonte letteraria a proposito delle decime pagate per l’anno 1309 nella Diocesi di Isernia ove è riportato una citazione in cui l'Arciprete di Castro Armani si impegna a versare la propria parte. Considerato come fondo rustico, l'abitato ed il territorio di Castelromano furono più volte ceduti come latifondo fino al 1418 quando Giacomo, Barone della Famiglia dei Montaquila, nominato vescovo, essendo venuto in possesso del feudo, lo cedette in dono alla Mensa vescovile della Curia di Isernia a cui è appartenuto fino alla scomparsa della feudalità (1811) ma che per parte ha conservato fino agli inizi del XXI quando gli attuali abitanti hanno riscattato la restante parte del feudo. Il vescovo era quindi, per diritto, Barone de La Romana e si fregiava del titolo araldico di "Dominum Feudi Romanae". A seguito delle molteplici epidemie che falcidiarono la popolazione, nel '600 l'attuale insediamento fu ripolato da famiglie provenienti dai vicini territori di Miranda, Forli del Sannio e Roccasicura. Nel 1702 fu costruita la Chiesa parrocchiale ad opera di mons. Biagio Terzi. Castelromano è ancora oggi sede parrocchiale; il patrono è il Santissimo Salvatore festeggiato il 6 agosto. Relativo al patrono si racconta un simpatico aneddoto. Intorno alla metà del 1800, uno degli abitanti, di ritorno da una località limitrofa, trovò la statua lignea del Santissimo in un torrente in secca, abbandonata in quella sede dagli abitanti di quel paese in quanto rea di non proteggere le colture dagli eventi atmosferici, e decise di portarla a dorso di un mulo nella scarna chiesa madre appena ristrutturata (1848) che fu in seguito appunto dedicata al Santissimo. Nel 1984, a causa degli eventi sismici, la chiesa ha subito gravi lesioni che ne hanno procurato la demolizione qualche anno dopo. L'attuale chiesa, di fattezze moderne, riprende la forma delle antiche "pagliere" ed è affiancata da un campanile stilizzato che conserva le vecchie campane. Date le modeste origini del borgo, non si evidenziano opere architettoniche di particolare rilievo. Si conserva comunque, più volte restaurata nel corso dei secoli (1802, 1924), la Fonte, fontana a muro con 4 vasche di raccolta alimentata da sorgenti sotterranee. Da ricordare la tradizione del Fuoco della 'Vilia' (Vigilia), falò acceso sulla piazza antistante la Chiesa parrocchiale nella notte tra il 24 e il 25 dicembre per illuminare e riscaldare simbolicamente la Santa Nascita.